La fotobiomodulazione è una luce a bassa intensità che non scalda e non taglia: attraversa i tessuti e parla direttamente ai mitocondri delle cellule. Se ne parla molto, a volte troppo. Ecco che cos’è davvero, dove la ricerca è più avanti e dove invece è ancora indietro — e che cosa si fa, in pratica, con il controllo che trovi al Village di Guidonia.
Che cos’è, in parole semplici
Il nome fa paura, il principio no. La fotobiomodulazione (in inglese photobiomodulation, PBM; un tempo si diceva laser a bassa potenza) usa sorgenti luminose — LED o laser — di intensità molto bassa, tipicamente fra 4 e 100 mW/cm². Non c’è calore, non c’è taglio, non c’è danno ai tessuti.
Le lunghezze d’onda più studiate sono tre: 590 nm (giallo), 660 nm (rosso) e 850 nm (infrarosso vicino). La luce può essere continua o pulsata, e i dispositivi vanno dal LED da banco alla maschera indossabile.
Perché la luce dovrebbe fare qualcosa
La spiegazione più accreditata è che un enzima dei mitocondri, la citocromo c ossidasi, si comporti da accettore di fotoni. Quando assorbe luce di quelle lunghezze d’onda, aumenta il potenziale di membrana del mitocondrio e con esso la produzione di ATP, cioè l’energia che la cellula ha a disposizione per lavorare e ripararsi.
Accanto a questo entrano in gioco altri meccanismi: canali ionici sensibili alla luce e fattori di trascrizione come TGFβ, VEGF e BDNF. Detto senza tecnicismi: la luce non cura, mette la cellula in condizione di lavorare meglio. È una differenza che conta, e spiega perché i risultati non siano mai immediati né garantiti.
Dove la ricerca è più avanti
La superficie oculare: occhio secco e ghiandole di Meibomio
È l’ambito in cui le evidenze sono più incoraggianti. Gli studi riportano miglioramenti statisticamente significativi dei sintomi e del volume del film lacrimale dopo trattamento con luce a bassa intensità, anche in forme domiciliari, e si sta valutando un uso preventivo dopo la chirurgia della cataratta.
Ha senso: le ghiandole di Meibomio, quelle che producono la parte grassa delle lacrime, stanno sul bordo palpebrale, a un millimetro dalla luce. Sono raggiungibili senza toccare nulla.
La miopia dei bambini
Una metanalisi recente riporta risultati significativi della PBM nel contenere la crescita della lunghezza assiale dell’occhio e il difetto sferico, con un meccanismo che passerebbe dalla dopamina retinica e dallo spessore della coroide. Con un’avvertenza che va detta: è documentato un effetto rimbalzo alla fine del trattamento.
La degenerazione maculare secca
Qui il quadro è apertamente contrastato. Alcuni studi segnalano miglioramenti di acuità e sensibilità al contrasto; il trial ALIGHT, a dodici mesi, non ha trovato differenze significative; il LIGHTSITE III ha visto guadagni modesti, nell’ordine di due lettere. E c’è una segnalazione recente che va presa sul serio: in alcuni casi si è osservata una possibile accelerazione dell’atrofia geografica.
Quello che la ricerca non dice ancora
Questa parte in genere non si scrive. Noi la scriviamo, perché è quella che serve a decidere.
- I protocolli non sono standardizzati. Durata delle sedute, frequenza, tipo di luce e criteri di scelta dei pazienti cambiano da studio a studio: confrontare i risultati è difficile.
- Su alcune condizioni i risultati sono deludenti. Nell’edema maculare diabetico il più ampio studio randomizzato, su 135 pazienti, non ha mostrato prove di efficacia.
- Esistono segnalazioni di effetti indesiderati in quadri specifici, come l’atrofia maculare rapida in presenza di drusen pigmentate.
- I follow-up sono ancora brevi per escludere effetti a lungo termine.
La conclusione degli autori della rassegna è prudente e la facciamo nostra: la fotobiomodulazione promette bene sulle patologie della superficie oculare, mentre il suo ruolo nelle altre condizioni resta discusso e ha bisogno di ricerca più solida.
Tradotto: non è una cura miracolosa, non va bene per tutti e non sostituisce nulla di quello che già fai. È uno strumento in più, che ha senso in alcune situazioni e non in altre. Per questo la prima cosa non è il trattamento: è il controllo.
Il controllo al Village di Guidonia
Al +VISTA Village di Guidonia puoi prenotare il controllo per la fotobiomodulazione. Non è una seduta: è la valutazione che serve a capire se, nel tuo caso, ha senso parlarne.
Si parte dai tuoi sintomi — bruciore, sensazione di sabbia, occhi che si stancano davanti allo schermo, lacrimazione strana, lenti a contatto diventate scomode — si guarda la superficie oculare e il film lacrimale, e da lì si ragiona. Se il quadro è adatto ne parliamo; se non lo è, te lo diciamo, e si prende un’altra strada.
Quando serve il medico, si passa al medico. Il controllo in Centro Ottico non è una visita oculistica e non fa diagnosi. Se emerge qualcosa che riguarda la retina, la macula o un quadro clinico, c’è MED +VISTA con i suoi specialisti.
Come si prenota
Dalla pagina Prenota una visita, scegliendo +VISTA VILLAGE Villanova di Guidonia e segnalando nelle note che ti interessa il controllo per la fotobiomodulazione. Ti richiamiamo noi per confermare giorno e ora.
Fonte scientifica di riferimento di questo articolo: Cutrupi F. et al., Current Applications and Future Perspectives of Photobiomodulation in Ocular Diseases: A Narrative Review, Applied Sciences, Università di Torino. Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un professionista sanitario.
